Flow-chart PDF Stampa E-mail
Si definisce algoritmo la sequenza di operazioni univocamente interpretabili, eseguite in sequenza, che trasforma i dati iniziali nel risultato richiesto.
L’insieme dei valori permessi ai dati in ingresso si definisce dominio dell’algoritmo, mentre l’insieme dei valore che possono assumere i dati in uscita rappresenta il condominio.
Un programma prende origine comunque da un algoritmo che viene descritto in modo sintetico utilizzando un tipo di rappresentazione che non dà alito ad ambiguità nelle operazioni da eseguire, la maniera più comune di rappresentare un algoritmo è quella dei diagrammi di flusso o flow-chart.
Il flow-chart rappresenta l’algoritmo graficamente mediante una lista di istruzioni inserite in appositi simboli grafici, ogni simbolo viene collegato al successivo con delle linee orientate che danno luogo così alla sequenza delle operazioni da effettuare.
Il flow-chart o diagramma a blocchi da un visione immediata dell’intero algoritmo mettendo in evidenza la sequenza di esecuzione delle varie operazioni.

In tabella sono rappresentati i simboli principali per la stesura di un flow-chart.

Simboli principali del flow-chart

Per realizzare un flow-chart scriviamo una o più azioni/comandi all’interno di figure geometriche (ellissi, rettangoli, rombi, ecc) e colleghiamo le figure tra loro con delle linee, aggiungiamo ad ogni linea di congiunzione una freccia, essa indica la sequenza degli eventi, ovvero la sequenza utilizzata dal micro per processare le istruzioni. (in fig.1, un esempio di flow-chart)

Durante la stesura del flow-chart distinguiamo due diversi blocchi:

 

1. programma principale detto “main program
2. uno o più programmi secondari denominati “subroutine”.

Esempio flow-chartPer meglio localizzare eventuali errori si stesura del programma è consigliabile sviluppare e provare le subroutine singolarmente, e solo quando queste ultime funzioneranno correttamente sarà possibile unirle al main program per testare il programma completo.

È buona norma, inoltre, realizzare le subroutine e catalogarle formando una biblioteca di programmi secondari.
Per meglio comprendere questa affermazione facciamo un piccolo esempio, supponiamo di dover realizzare un contapezzi e di avere come uscita un display, dovremo quindi realizzare una routine che visualizzi un numero sul display. Procedere in modo razionale significa rendere questa routine standard, documentandola correttamente e salvandola nella biblioteca.
Il vantaggio si avrà quando, ad esempio, dovremo realizzare un voltmetro con uscita su display, risulta ovvio che non sarà necessario riscrivere le istruzioni per la visualizzazione, in quanto già presenti nella nostra biblioteca.
Un programmatore esperto non scrive un intero programma per ogni applicazione, ma bensì si limita a collegare tra di loro differenti programmi standard, scrivendo solo la parte del programma (main program) specifica per quell’applicazione.
 
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